4 September 2008

Non serve più badare al proprio orticello

In questi ultimi mesi ho iniziato a collaborare a diverse iniziative sociali per diversificare la mia attività (altrimenti tediosa di Ingegnere…) Diversi progetti tutti interessanti e con obiettivi comuni di cui il più importante: cercare la collaborazione tra più persone per costruire un progetto comune. Ho notato sempre una certa paura e non convinzione da parte delle persone coinvolte che spesso mi ha colpito… spesso è stata anche una difficile comunicazione dell’idea e quì riconosco le mie colpe ma c’è qualcosa di più…

Costruire un progetto mettendo insieme risorse e capacità di diversi utenti richiede la predisposizione a pensare in maniera “aperta” e considerare quest’attività come maggiormente gratificante rispetto a costruire qualcosa per se stessi e contanto solo sulle proprie forze… Questa predisposizione ahimè non è per niente facile da trovare nelle persone che ci circondano. Se ci pensiamo il fatto stesso di creare un infinità di aziende a conduzione personale e cercare meno il team come nucleo dell’attività imprenditoriale fa riflettere, ma mentre per le attività è una scelta spesso imposta dai limiti del sistema lavorativo, per il resto delle iniziative non a scopo di lucro rimane di difficile comprensione, almeno per me che ritengo invece utile lavorare condividendo le mie idee con quelle degli altri e convinto sempre più che questo modo di agire porti molti più vantaggi.

Per concludere, cerchiamo di pensare meno al nostro orticello e ancor meno di confrontarlo con quello del vicino… proviamo invece a metterli insieme, costruendone uno migliore con l’aiuto reciproco… come nel lavoro e più in generale nella vita le persone che ci stanno attorno non sono rivali ma preziosi amici con i quali si può rendere la nostra esistenza e quella della nostra società stessa migliore.

2 Risposte to “Non serve più badare al proprio orticello”

  1. Raul 4 September 2008 at 7:16 pm #

    Secondo me anche nelle associazioni di volontariato, a volte, esiste l’arroganza e la presunzione di chi le gestisce e/o le ha create, le sente proprie e non vuole condividerne i “pregi” con nessuno, nè tantomeno aprirsi agli altri o alle nuove idee e dividere gli sforzi (perchè arrogantemente dopo bisognerebbe anche dividerne i meriti). Dov’è lo spirito altruistico in questo? Forse essere volontario per un giorno all’anno o a capo di una associazione tale non basta per essere solidale.. forse bisogna prima CREDERE in quello che si sta facendo e PERCHE’ lo si sta facendo… e sicuramente non è per farsi belli di fronte agli altri… lascio la definizione di volontariato tratta da wikipedia, leggiamola tutti i giorni prima di metterci sotto a fare qualcosa per chi ha bisogno:

    Il volontariato è un’attività libera e gratuita svolta per ragioni di solidarietà e di giustizia sociale.

  2. OmarCaf 8 September 2008 at 12:15 am #

    Sono sicuro che quest’atteggiamento sia diffuso in parecchie realtà ma ora sta a noi dimostrare che non frutta e che si può con un approccio diverso aggregare invece di dividere. Ci proveremo con 24hrsCamp… la sfida è iniziata… ;)


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